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“Miglioramento della nutrizione dei bambini minori di 5 anni, attraverso il rafforzamento della capacità di gestione del Centro di Recupero Nutrizionale di Uncía e il miglioramento delle strutture abitative” è il nome del progetto di Sicurezza Alimentare implementato dalla Provincia Autonoma di Bolzano, di cui è partner locale il Centro de Apoyo al Desarrollo – CAD – di Llallagua, un municipio del Nord Potosì. Si tratta di un progetto complementare al gia esistente progetto di sviluppo agricolo "Sumaj Kausaiman II" insistente in 24 remote comunità della provincia Bustillo. Le attività sono prevalentemente rivolte al miglioramento strutturale delle viviendas, e alla prevenzione della denutrizione infantile; in stretta collaborazione con il Centro di Riabilitazione Nutrizionale – CRN - di Uncìa, municipio contiguo a Llallagua. Il primo aspetto succitato, prevede la realizzazione di circa 200 cucine MALENA, una versione migliorata delle precedenti cucine LORENA – acronimo che sta per LOdo (fango/argilla) e aRENA (sabbia) – le quali consentono ai campesinos un considerevole risparmio di legna, combustibile prezioso e raro a queste latitudini, e in generale, una maggior efficienza che si traduce in tempi di cottura più rapidi, una maggiore salubrità dei cibi e di tutto l'ambiente cucina che, grazie alle migliorie apportate, diviene finalmente più accogliente e vivibile. Per quanto detto, è prevista anche la dotazione di adeguati attrezzi da cucina e di elementi di arredamento (tavoli, sedie ecc..) con lo scopo di incentivare un uso più appropriato di tale ambiente, perché possa essere considerato un focolare a tutti gli effetti. I VANTAGGI PRATICI, si traducono in maggior tempo a disposizione per le massaie, che possono cucinare pietanze di maggior valore nutritivo in meno tempo e dedicare maggior attenzione alle altre faccende domestiche; nel miglior stato di salute della prole che può consumare pasti nutritivi preparati in condizioni igieniche; e infine in un maggior controllo da parte delle madri sui propri figli visto che la dotazione di una ciminiera, e la conseguente assenza di fumo nella stanza, consente a questi di poter stare vicini alla madre in tutta sicurezza durante la fase di preparazione. La prevenzione alla denutrizione invece, è un ESIGENZA che si impone e nasce da un generale contesto di difficile accesso alle fonti di cibo basiche, nonché da una scarsa cultura su una dieta equilibrata a partire dalle prime fasi che seguono la nascita di un bebè. Da questo punto di vista, si presenta un quadro con un elevata prevalenza di denutrizione nelle fasce d'età comprese tra i 0 e i 5 anni; fasi della vita di un bambino in cui l'irreversibilità degli effetti arrecati da questo disagio è parecchio incidente. In tale contesto, purtroppo, la popolazione locale non ha realizzato le reali proporzioni del problema attivando pratiche preventive, ma nella maggior parte dei casi lo sottovaluta aspettando che si manifestino i suoi sintomi, talora oramai incurabili; prima di intervenire. Questa situazione riflette le sue conseguenze peggiori oltre che sullo stato di salute delle nuove generazioni che costituiscono il futuro delle comunità e dell'intero paese, anche sulle spese sanitarie che, per quanto ingenti, spesso non consentono di poter recuperare livelli cronici di denutrizione. Le strategie che il progetto si propone, sono pertanto: un costante monitoraggio dello stato di crescita dei bambini tramite il lavoro di infermiere che si recano periodicamente nelle comunità; l'integrazione della dieta attraverso il ricorso a pastiglie vitaminiche; nonché azioni di sensibilizzazione e informazione sulle buone pratiche che ogni giovane madre deve rispettare per una buona crescita della propria figlia o figlio. Il lavoro delle infermiere viene poi completato dalla presenza di tecnici agronomi, il cui operato è rivolto principalmente verso l'utilizzo di tecniche colturali tali da consentire un raccolto non solo più abbondante, ma soprattutto variegato in modo da ottenere al tempo stesso una migliore dieta, e un eccedenza di produzione da riversare sul mercato ottenendo cosi una maggior liquidità a disposizione della comunità. Va specificato infine che il progetto tenta, e ne ha tutto l'interesse, di coordinarsi con il programma “DENUTRIZIONE ZERO” già messo in atto dal governo centrale boliviano, in quanto l'OBBIETTIVO FINALE rimane quello di fare in modo che, al termine del progetto, le pratiche di prevenzione alla denutrizione possano essere portate avanti in assoluta autonomia dai governi municipali. DANIELE DIMARTINIO Agronomo tropicale in servizio civile nazionale all'estero |